S.R. Perchè votare anche questa volta
Mi piace ascoltare gli umori della gente. Serve a non perdere la bussola, fra tante riunioni di partito tese a ribaltare il risultato annunciato delle prossime elezioni politiche.
Passiamo ore, serate intere, a preparare volantini, inventare biciclettate, cene, aperitivi democratici. Ad inventare modi per finanziare la nostra attività politica locale (dai livelli superiori non arriva una lira!). Ma poi, fuori da queste riunioni c'è la gente. E questa gente ha umori molto, molto diversi.
La domanda che torna, e torna, e torna, è: "Ma perchè dovrei votare, anche questa volta?.
E la risposta non è e non può essere banale.
L'appello, scontato, a non far vincere "gli altri" sta diventando un'arma spuntata. La sensazione dilagante è che "l'uno o l'altro, non c'è differenza".
Questa è una vulgata che non manca di qualche, forse molte ragioni.
L'indubbio stato di degrado del nostro paese è sotto gli occhi di tutti. E non può certo essere imputato solo ad una delle due parti.
E' chiaro che da entramble le parti sono stati fatti errori od omissioni o pigrizie.
Il degrado di Napoli, la sua esplosiva situazione dei rifiuti, è il paradigma di questo equilibrato alternarsi di poteri che si sono rivelati inconcludenti nella migliore delle ipotesi, complici nell'ipotesi peggiore.
La generalizzazione è sempre un pericolo, ma è chiaro che è lo stesso comportamento delle classi politiche che si sono succedute al governo, a favorire ogni più becera generalizzazione.
L'antipolitica, lo sostengo da tempo, nasce nelle aule parlamentari. Nasce nel comportamento antipolitico di chi, invece di curarsi dello sviluppo del paese, si cura di piccoli e meschini affari di bottega, quando non si occupa addirittura di affari personali.
In questo periodo poi, grazie alla decisione di Veltroni di correre da solo, anche gli altri hanno dovuto seguirlo, affannosamente, su questa strada.
E questo spinge i rappresentanti delle formazioni minori, da Casini a Bertinotti, a dire che "Tanto sono tutti uguali", riferito ovviamente agli altri. Li sentiamo ogni giorno, dire che Veltroni e Berlusconi sono uno la fotocopia dell'altro.
Questo ingenera negli elettori la sensazione che "tanto sono tutti uguali", e che quindi non vale la pena votare.
Io vorrei ribaltare questo ragionamento, e dire che se sono tutti uguali, è il momento di calarsi nel meccanismo per fare la differenza.
Una certa uniformità di comportamenti politici è sotto i nostri occhi. E sta a noi inserirci, come granelli di sabbia, nel loro meccanismo. Sta a noi, soprattutto ai giovani, smettere di frignare e di lamentarci, ed iniziare a partecipare attivamente, attivamente, alla vita politica. Con tutte le difficoltà che questo comporta.
Occorre entrare nelle stanze del potere, dal piccolo comitato di quartiere su su, fino ai famosi loft della Capitale, per dire che è arrivato il momento di cambiare.
Se siamo dentro il meccanismo, la nostra voce vale qualcosa. Poco o tanto dipenderà dalla nostra capacità di farci sentire e di raccogliere intorno a noi gente che la pensa come noi.
Umberto Bossi, con tutte le riserve che possiamo nutrire nei confronti delle sue opinioni politiche, è in ogni caso un esempio illuminante. Lui non si è limitato a borbottare che "sono tutti uguali". Si è mosso, ha coagulato intorno a se stesso una massa critica di persone determinate, ed è arrivato ad essere interlocutore di primo piano di entrambi gli schieramenti.
Essere fuori, borbottare e non votare NON SERVIRA' A NIENTE.
Potranno anche esserci centinaia di migliaia, milioni di non votanti, di schede annullate, di dichiarazioni di non voto. Non cambierà di un millimetro la politica del paese.
Non votare non incide, non serve, non lancia nessun segnale. Gli USA, a cui sempre tutti guardiamo in positivo o in negativo, sono un posto dove solitamente vota meno della metà degli aventi diritto. E questo non mette minimamente in crisi il loro sistema politico.
Se quest'anno, in Italia, dovessero anche esserci 10 milioni di non votanti o di schede annullate, che conseguenze potremmo aspettarci? Qualche preoccupato articolo su Repubblica o sul Corriere, qualche "ve l'avevo detto" di Beppe Grillo, e niente di più.
Perchè i nostri uomini politici vengono colpiti solo se vien tolto loro il potere. E non sarà certo non votando che riusciremo a farlo.
L'unico modo per iniziare ad incidere davvero è quella di fare politica attiva. Almeno a livello di seguire i politici locali, quelli che conosciamo per nome, cognome e numero di telefono. Tempestarli di domande, consigli e proteste.
E, meglio ancora, entrare negli organismi politici locali. Ed inizare a lottare dall'interno. Fare la guerra, politicamente, a coloro che della politica fanno una questione di interesse personale.
Non si può aspettare, per impegnarsi, di trovare il partito pulito e onesto, perchè si rischia di restare ad aspettare tutta la vita.
Immagina di avere dei soldi, e di doverli fare amministrare a qualcuno, perchè non sei capace di farlo da solo. Che fai?
Cerchi il commercialista, il ragioniere più onesto e capace che riesci a trovare.
E se non lo trovi, o se non ti fidi, che fai?
O studi, e fai tutto da solo, o quanto meno cerchi di capirne qualcosa, in modo da riuscire almeno a controllare.
In modo da riuscire, almeno, a scegliere il professionista meno ladro.
Immagina che qualcuno in famiglia abbia bisogno di una medicina, urgente, di notte. Hai, in garage, 3 o 4 macchine vecchie, scassate, con le ruote lisce e che frenano male. Che fai, rinunci? Non vai in farmacia? RImandi a quando avrai una macchina migliore?
No di certo. Scegli la macchina meno conciata, quella che ha maggiori probabilità di non fermarsi per strada, e con quella vai, sperando in bene.
Questo dobbiamo fare, almeno a livello locale, dove le persone le possiamo controllare. Dobbiamo entrare nel meccanismo, e cercare di cambiarlo dall'interno.
Il mio è anche un appello, ai giovani e ai vecchi. Venite a fare politica attiva. Venite a vedere come nascono le decisioni, come governano i sindaci, gli assessori, i consiglieri comunali.
Venite, a Cassano, a vedere come funziona il Partito Democratico. E, se funziona male, dateci una mano a ripararlo, a farlo funzionare meglio.
Passiamo ore, serate intere, a preparare volantini, inventare biciclettate, cene, aperitivi democratici. Ad inventare modi per finanziare la nostra attività politica locale (dai livelli superiori non arriva una lira!). Ma poi, fuori da queste riunioni c'è la gente. E questa gente ha umori molto, molto diversi.
La domanda che torna, e torna, e torna, è: "Ma perchè dovrei votare, anche questa volta?.
E la risposta non è e non può essere banale.
L'appello, scontato, a non far vincere "gli altri" sta diventando un'arma spuntata. La sensazione dilagante è che "l'uno o l'altro, non c'è differenza".
Questa è una vulgata che non manca di qualche, forse molte ragioni.
L'indubbio stato di degrado del nostro paese è sotto gli occhi di tutti. E non può certo essere imputato solo ad una delle due parti.
E' chiaro che da entramble le parti sono stati fatti errori od omissioni o pigrizie.
Il degrado di Napoli, la sua esplosiva situazione dei rifiuti, è il paradigma di questo equilibrato alternarsi di poteri che si sono rivelati inconcludenti nella migliore delle ipotesi, complici nell'ipotesi peggiore.
La generalizzazione è sempre un pericolo, ma è chiaro che è lo stesso comportamento delle classi politiche che si sono succedute al governo, a favorire ogni più becera generalizzazione.
L'antipolitica, lo sostengo da tempo, nasce nelle aule parlamentari. Nasce nel comportamento antipolitico di chi, invece di curarsi dello sviluppo del paese, si cura di piccoli e meschini affari di bottega, quando non si occupa addirittura di affari personali.
In questo periodo poi, grazie alla decisione di Veltroni di correre da solo, anche gli altri hanno dovuto seguirlo, affannosamente, su questa strada.
E questo spinge i rappresentanti delle formazioni minori, da Casini a Bertinotti, a dire che "Tanto sono tutti uguali", riferito ovviamente agli altri. Li sentiamo ogni giorno, dire che Veltroni e Berlusconi sono uno la fotocopia dell'altro.
Questo ingenera negli elettori la sensazione che "tanto sono tutti uguali", e che quindi non vale la pena votare.
Io vorrei ribaltare questo ragionamento, e dire che se sono tutti uguali, è il momento di calarsi nel meccanismo per fare la differenza.
Una certa uniformità di comportamenti politici è sotto i nostri occhi. E sta a noi inserirci, come granelli di sabbia, nel loro meccanismo. Sta a noi, soprattutto ai giovani, smettere di frignare e di lamentarci, ed iniziare a partecipare attivamente, attivamente, alla vita politica. Con tutte le difficoltà che questo comporta.
Occorre entrare nelle stanze del potere, dal piccolo comitato di quartiere su su, fino ai famosi loft della Capitale, per dire che è arrivato il momento di cambiare.
Se siamo dentro il meccanismo, la nostra voce vale qualcosa. Poco o tanto dipenderà dalla nostra capacità di farci sentire e di raccogliere intorno a noi gente che la pensa come noi.
Umberto Bossi, con tutte le riserve che possiamo nutrire nei confronti delle sue opinioni politiche, è in ogni caso un esempio illuminante. Lui non si è limitato a borbottare che "sono tutti uguali". Si è mosso, ha coagulato intorno a se stesso una massa critica di persone determinate, ed è arrivato ad essere interlocutore di primo piano di entrambi gli schieramenti.
Essere fuori, borbottare e non votare NON SERVIRA' A NIENTE.
Potranno anche esserci centinaia di migliaia, milioni di non votanti, di schede annullate, di dichiarazioni di non voto. Non cambierà di un millimetro la politica del paese.
Non votare non incide, non serve, non lancia nessun segnale. Gli USA, a cui sempre tutti guardiamo in positivo o in negativo, sono un posto dove solitamente vota meno della metà degli aventi diritto. E questo non mette minimamente in crisi il loro sistema politico.
Se quest'anno, in Italia, dovessero anche esserci 10 milioni di non votanti o di schede annullate, che conseguenze potremmo aspettarci? Qualche preoccupato articolo su Repubblica o sul Corriere, qualche "ve l'avevo detto" di Beppe Grillo, e niente di più.
Perchè i nostri uomini politici vengono colpiti solo se vien tolto loro il potere. E non sarà certo non votando che riusciremo a farlo.
L'unico modo per iniziare ad incidere davvero è quella di fare politica attiva. Almeno a livello di seguire i politici locali, quelli che conosciamo per nome, cognome e numero di telefono. Tempestarli di domande, consigli e proteste.
E, meglio ancora, entrare negli organismi politici locali. Ed inizare a lottare dall'interno. Fare la guerra, politicamente, a coloro che della politica fanno una questione di interesse personale.
Non si può aspettare, per impegnarsi, di trovare il partito pulito e onesto, perchè si rischia di restare ad aspettare tutta la vita.
Immagina di avere dei soldi, e di doverli fare amministrare a qualcuno, perchè non sei capace di farlo da solo. Che fai?
Cerchi il commercialista, il ragioniere più onesto e capace che riesci a trovare.
E se non lo trovi, o se non ti fidi, che fai?
O studi, e fai tutto da solo, o quanto meno cerchi di capirne qualcosa, in modo da riuscire almeno a controllare.
In modo da riuscire, almeno, a scegliere il professionista meno ladro.
Immagina che qualcuno in famiglia abbia bisogno di una medicina, urgente, di notte. Hai, in garage, 3 o 4 macchine vecchie, scassate, con le ruote lisce e che frenano male. Che fai, rinunci? Non vai in farmacia? RImandi a quando avrai una macchina migliore?
No di certo. Scegli la macchina meno conciata, quella che ha maggiori probabilità di non fermarsi per strada, e con quella vai, sperando in bene.
Questo dobbiamo fare, almeno a livello locale, dove le persone le possiamo controllare. Dobbiamo entrare nel meccanismo, e cercare di cambiarlo dall'interno.
Il mio è anche un appello, ai giovani e ai vecchi. Venite a fare politica attiva. Venite a vedere come nascono le decisioni, come governano i sindaci, gli assessori, i consiglieri comunali.
Venite, a Cassano, a vedere come funziona il Partito Democratico. E, se funziona male, dateci una mano a ripararlo, a farlo funzionare meglio.

4 Commenti:
anch'io avevo una macchina vecchia, era la DC poi ringiovanita dalla margherita ma finalmente fiorita con il PD.... si può fare e con i saggi consigli di Salvo anche a Cassano sta nascendo qualcosa di nuovo!
MARIO
Caro Salva, ho letto il tuo articolo...e che dire?...su una cosa hai perfettamente ragione, che dobbiamo essere noi a volerle cambiare le cose!..e per farlo dobbiamo impegnarci in prima persona...troppo comodo dire...tanto sono tutti uguali!io ho sempre votato e lo farò anche stavolta...magari con un occhio diverso...e per sabato o per la biciclettata spero di essere dei vostri. Madda
Grazie Salvo, le tue parole dovrebbero essere messe bene in vista e fatte leggere a più persone - il tuo ragionamento limpido e chiaro è la bussola per migliorare la Politica - il piangersi addosso non serve - occorre rimboccarsi le maniche e soprattutto PARTECIPARE -
Luisa
Caro Salvino,
le tue parole sono applicabili a qualsiasi aspetto della vita di chiunque: esprimono la giusta volontà di esserci, di fare, di mettere le azioni necessarie affinchè un progetto si realizzi.
Affichè la propria idea diventi motivo di lotta, e non sogno irrealizzabile, eterno motivo di rimpianto.
Esprimere questo entusiasmo e questa consapevolezza per una idea politica ti fa ancora più onore: è già difficile aver avuto voglia di costruirtela (un'idea). Pensa lottare perchè si realizzi!!
Ho fiducia nelle persone e ammiro chi si mette in prima linea per i propri ideali.
Auguro a te e a tutte le persone che stanno facendo del loro meglio di non perdere questo entusiasmo mai, in nessun caso.
Silvotta.
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